Come si può evincere da questo articolo apparso sul quotidiano francese L’Humanité di Giovedì 14 Dicembre 2017, una multinazionale francese nel settore della produzione del cemento è sotto inchiesta per aver versato fondi cospicui alle bande armate islamiste che dal 2011 terrorizzano e sconvolgono la Siria, con la scusa di voler cacciare il legittimo governo del Presidente Assad. Questa inchiesta è rivelatrice delle connessioni tra fronte islamista d’opposizione armata anti Assad e forze capitaliste e imperialiste occidentali. Ancora una volta l’imperialismo e le sue multinazionali, e non solo quelle dell’apparato industriale militare, sono i principali sostenitori e finanziatori di una guerra imperialista per procura, dove alle variegate e rissose bande islamiste è assegnato il ruolo sporco di terrorizzare e occupare per procura le terre siriane, sottratte al suo legittimo governo, e creare quello scontro fittizio di civiltà tutto a favore delle potenze imperialiste occidentali. Il tutto per sottrarre materie prime ed energetiche ai popoli mediorientali, per poter sostenere un sistema capitalista e consumista che sta lentamente scivolando verso una crisi irreversibile, con conseguente distruzione dell’ambiente naturale e dei diritti civili, ancora presenti nelle società occidentali.
L’indagine che inquieta la multinazionale LafargeHolcim
La Ong Sherpa accusa la multinazionale LafargeHolcim di ostacolare la giustizia francese. La multinazionale è accusata di aver finanziato lo “Stato Islamico” in Siria tra il 2012 e il 2014
Non è facile d far finta di niente per il gruppo LafargeHolcim, accusato di aver finanziato l’organizzazione “Stato Islamico” (meglio noto alla stampa italiana come Isi) tra il 2012 e il 2014, col fine di proteggere la propria fabbrica di cemento della località sitriana di Jalabiya, al nord-est della Siria, in piena guerra civile. Il 4 Dicembre 2017 il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Beat Hess, ha cercato di fornire tutte le garanzie possibili, in occasione di un colloquio sul quotidiano Figaro. “Ci sono stati degli errori inaccettabili che il gruppo disapprova e condanna” si è confidato, nel tentativo di mostrare un animo candido. “Abbiamo immediatamente avviato una inchiesta indipendente, sulla quale hanno lavorato diversi studi di avvocati, tra cui uno studio internazionale avvezzo a questi casi. Noi vogliamo conoscere i fatti e che vengano resi noti.
I magistrati inquirenti hanno potuto già fare delle conclusioni eclatanti: secondo lo studio Backer McKenzie tra il Luglio 2012 e il Settembre 2014 non meno di 5,6 milioni di Dollari sono stati versati a diverse fazioni siriane dell’opposizione al Presidente Assad, di cui oltre 500.000 dollari all’Isi, organizzazione responsabile, tra le tante, degli attentati del 13 Novembre 2017 a Parigi e a Saint Denis, in Francia.
Il cementificio di Jalabiya, un investimento colossale!
Per LafargeHolcim è in gioco veramente la trasparenza?
Ma, certo. Martedì 12 Dicembre 2017 l’associazione non governativa Sherpa, che rappresenta molti salariati siriani dipendenti del cementificio, ha denunciato, durante una conferenza stampa “lì impedimento al corso della giustizia che sta mettendo in pratica la multinazionale LafargeHolcim. Maria Dosé, avvocatessa della Ong accusa: “Le consuetudini hanno superato i limiti per ostacolare la giustizia nel suo lavoro”, subito dopo la perquisizione della sede della multinazionale, il 14 e il 15 Novembre 2017. L’Ong rincara la dose, denunciando che LafargeHolcim ha tentato di tappare la bocca a 2 persone messe sotto inchiesta. A propria difesa la multinazionale smentisce di aver “cercato di limitare in qualche maniera che sia, il diritto dei suoi dipendenti o ex-dipendenti di difendersi dalle procedure giudiziarie” e tiene a precisare che “migliaia di documenti sono stati consegnati al Pubblico Magistero”.
L’affare del cementificio di Jalabiya, un investimento colossale, fa parte della multinazionale LafargeHolcim come l’anello al dito del Capitano Haddock. Tutto ha inizio nel 2008, Lafarge, che non era ancora fusa con la svizzera Holcim, la fusione avverrà solo nel 2015, compra Orascom Cement per la enorme cifra di 8,78 miliardi di Euro. Una immensa strada si apre davanti al gruppo francese: il portafoglio do Orascom Cement comprende attività in numerosi paesi arabi, dal Maghreb alla arabia Saudita. Per completare questo radicamento Orascom diventa, nel frattempo, Lafarge Cement Syria (LCS) e decide di aprire un nuovo cementificio in Siria. Nell’Ottobre2010 si inaugura a Jalabiya il nuovo cementificio, costato 680 milioni di Euro, che si dovrebbero ammortizzare in 20 anni. A quell’epoca gli investitori occidentali avevano fiducia nel futuro della Siria di Assad. Occorre ricordare che Assad in quegli anni diede avvio ad una politica di liberalizzazione dell’economia della Siria per avere entrate capitali maggiori nel paese. Dopo le manifestazioni del Marzo 2011, il paese cadde nella guerra civile. A Maggio del 2011 arrivano le prime sanzioni dell’Unione Europea contro la Siria. Lafarge decide di restare, nonostante che entro la fine del 2011, altre multinazionali francesi, come Total, Bel, Air Liquide decidano di abbandonare il paese. Le milizie islamiste anti-Assad si installano a Jalabiya, ma Lafarge prosegue la sua produzione di cemento. La multinazionale invita i suoi dipendenti cristiani e alawiti di non recarsi in fabbrica per non essere bersaglio dei miliziani islamisti. Nel Luglio del 2012 i dipendenti francesi, quasi un terzo del totale sono rimpatriati. Non restano che i lavoratori locali, sunniti e curdi.. alcuni di loro verranno uccisi dai miliziani nel mese di Ottobre del 2012. Dal mese di Settembre 2012la fabbrica si trova a far parte del territorio delle milizie islamiste che taglieggiano e terrorizzano la Siria. Poco dopo passa sotto il controllo della Turchia. Lafarge inizia così a pagare i “diritti di pedaggio” per il suo cementificio ai vari gruppi di opposizione armata siriana. E lo stesso farà con lo “Stato Islamico” l’anno seguente. Da allora sembra che il cementificio abbia comprato petrolio dai gruppi armati islamisti, nonostante l’embargo europeo vigente. Questi affari proficui non impedirono ai combattenti dello “Stato Islamico” di impadronirsi della fabbrica di cemento nel Settembre 2014, senza che la direzione abbia previsto un piano di evacuazione degno di questo nome per i suoi dipendenti, di cui 4 sono stati prelevati dai miliziani dell’Isi.
Dopo che il quotidiano Le Monde, il 21 Giugno 2016, ha riferito della situazione della fabbrica, l’idagine ha appurato che i responsabili locali del cementificio, che indubbiamente operavano in una situazione difficile, hanno sempre avuto l’ok della direzione generale. “Si versavano dai 10 ai 20 milioni di Lire Siriane per mesi a differenti entità, tra cui anche lo “Stato Islamico”. I dipendenti volevano poter lavorare, i curdi compravano il cemento e i miei superiori sottovalutavano che tutto stava andando in rovina” avrebbe confessato agli inquirenti Frederic Jolibois, vecchio Direttore Generale di LCS (vedi Marianne del 3 Novembre 2017).
All’inizio di Dicembre 2017 sono emersi, sottoposti ad indagine, i nomi, oltre a quelli dei responsabili locali della multinazionale, dell’ex Amministratore Delegato e dell’ex Presidente Generale di LafargeHolcim, rispettivamente Bruno Lafont e Eric Olsen.L’indagine dovrà stabilire se le autorità francesi erano al corrente dei cospicui versamenti alle milizie delle bande islamiste operanti in Siria. Alcuni difendono questi versamenti sostenendo che erano motivati dal fatto di preparare diplomaticamente il dopo Assad, assicurando così una presenza francese anche dopo. Spetterà quindi agli ambasciatori, ai rappresentanti del governo, l’eventuale compito di smentire di aver voluto finanziare frange terroristiche che hanno in effetti colpito la Francia.
Tradotto da Gael De Santis, L’enquête qui inquiéte Lafarge, da L’Humanité, di Giovedì 14 Dicembre 2017, pag. 3.